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Somme di fine maggio 2017

Tra impegni per lo studio e scarsa voglia di fare dovuta al crescente caldo, questo mese si è rivelato abbastanza deludente in termini di letture. Non ho ancora terminato la rilettura del libro giapponese che avevo iniziato, peraltro con un ottimo passo, nonostante sia iniziata la parte che ho sempre trovato più interessante; gli unici due libri che abbia finito di leggere questo mese sono stati uno una rilettura (La ragazza dello Sputnik di Murakami) ed un libretto sottilissimo (Fair play di Jansson), anche se molto bello.

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A prima vista

E’ un’ovvietà, ma un libro non è solo fatto da chi lo ha scritto. Dietro al testo scritto ci sono diverse persone che hanno lavorato per presentarci un prodotto finito e, possibilmente, degno dei nostri soldi; ma anche dietro alla veste grafica e alla sua realizzazione come oggetto ci sono spesso un gran numero di persone.

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Collane con una caratteristica grafica di copertina

La copertina di un libro è, assieme al titolo (direi indistricabilmente ad esso, dato che il titolo stesso fa parte della grafica di copertina), spesso il primo elemento con cui un lettore in cerca di pane per i suoi denti ha a che fare dentro una libreria o una biblioteca. Spesso possiamo ricavare diverse informazioni dalla grafica e dal formato–collana, genere, target, editore (pensate alla forma caratteristica dei libri di Iperborea, o ai rilegati bianchi di Einaudi). Per quanto riguarda la narrativa, spesso la copertina dovrebbe in qualche modo rievocare qualcosa del romanzo stesso, che sia un personaggio, un tema, un’ambientazione, un’atmosfera.

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Copertine che mi hanno colpita particolarmente.

Ci sono dei libri che avete amato moltissimo, ma che non avreste mai trovato se non fosse stato per una copertina “fulminante”? Credo che a quasi ogni lettore sia capitata un’esperienza simile, prima o poi.

Personalmente, trovo particolarmente interessante osservare come la grafica di uno stesso libro cambi nel tempo e in base al Paese di pubblicazione (l’immagine in evidenza del post riguarda proprio questo aspetto).

E voi? Quali sono le vostre copertine preferite?

 

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Cercando un libro

A volte mi capita di cercare un libro per parecchio tempo, o di osservarlo magari da lontano senza mai decidermi a leggerlo. Di storie simili ce ne sono tantissime. Magari un libro di cui aspettiamo che esca la versione tascabile, ma che sappiamo di voler comprare. Magari un libro un po’ vecchio che non riusciamo a trovare da nessuna parte e che non si può richiedere in biblioteca.

Il romanzo di fantascienza La mano sinistra delle tenebre, di Ursula K. Le Guin, è stato un viaggio iniziato, senza nemmeno che io me ne rendessi conto, una decina di anni fa.

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Somme di fine marzo 2017/Erica Fischer, “Aimée & Jaguar”

In deciso ritardo, eccomi a scrivere il post delle mie letture di marzo–in questo caso, dell’unica lettura di marzo, visto che non ho ancora terminato il secondo libro che avevo iniziato. Avendo letto poco, non sapevo nemmeno cosa scrivere sul blog, rimandando questo post fino all’ultimo momento, ma contando che la prossima settimana sarò via e difficilmente riuscirò a scrivere qualcosa (o a preparare qualcosa in anticipo), mi sono decisa a scrivere questa sorta di recensione.

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Thirty Years of Cover Designs for The Handmaid’s Tale

La scorsa settimana non avevo la più pallida idea di cosa scrivere, quindi ho saltato il mio solito post–tento di rimediare con un articolo che mi è piaciuto particolarmente.

Diverso tempo fa avevo iniziato a leggere The Handmaid’s Tale per scrivere la mia tesina sulle distopie, ma per motivi di tempo avevo dovuto rinunciare: da allora rimane tra i libri che vorrei leggere, ma che finisco sempre per rimandare ad altra occasione. Anche in Italia, apparentemente, ha avuto diverse edizioni (qui se ne trovano due, qui una terza della TEA), ma purtroppo io ho solamente l’edizione kindle della Vintage Classics del 2010. Il design della linea Vintage Futures mi piace tantissimo, ricordo di aver figurativamente sbavato su libri della collana quando li ho visti per la prima volta al Salone del libro di Torino (e di averne preso qualcuno). Bellissimi anche i design della Folio Society e dell’edizione giapponese del 2007!

Aldine by Rebecca Romney

In the 30+ years since Margaret Atwood’s The Handmaid’s Tale was published, this dystopian classic has been through more cover re-designs than you might think. What comes to mind for most of us is the image of a woman in red, wearing that unsettlingly sharp white cap, dwarfed by an enormous wall.

Handmaid's Tale first American edition The first American edition (1986)

As a rare book dealer who has handled first edition copies of this book, I can tell you that design comes not from the first edition (1985) – which was published in Canada with an appropriately creepy semi-cubist portrait of the handmaid and her Commander – but in the first American and first British editions that came out a year later.

Handmaid's Tale first edition 1985 The true first edition, 1985 (Canada).

The color red, both an evocative design choice and a key aspect of the narrative, has dominated most cover designs since. Whether the designer goes for something…

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Liebster Awards

Sono stata nominata da tarabundidee (grazie!) per questa sorta di tag. Le regole sono:liebster-award

  1. Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog;
  2. Ringraziare il blog che ti ha nominato e seguirlo;
  3. Rispondere alle sue 11 domande;
  4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 followers; mi scuso in anticipo, ma vado un po’ nel panico quando si tratta di interagire con le persone, e non so mai bene cosa fare su internet senza risultare seccante, quindi non nominerò nessuno per il momento. Invito chiunque mi segua/capiti su questa pagina a rispondere le domande che inserirò alla fine, comunque (che sia su un post vero e proprio o nei commenti); se lo fate, informatemi: vi seguo (se non lo sto facendo già) e metto un link alla vostra pagina in fondo al post;
  5. Formulare altre 11 domande per i blogger nominati;
  6.  Informare i blogger della nomination. Vedi punto 4.

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Somme di fine febbraio

Questo febbraio è stato un mese piuttosto produttivo in termini di letture: nonostante la lunghezza del mese, ho letto ben 5 libri. Curiosamente, nessuno di questi era in italiano: uno era in giapponese, tutti gli altri in inglese. Contando il tipo di letture che ho fatto l’anno scorso, probabilmente era già capitato senza che io ci facessi caso, ma ora che l’ho notato l’ho trovato piuttosto buffo. Tutti i libri che ho letto, comunque, erano libri che avevo preso da un po’ di tempo e che quindi volevo leggere al più presto–quasi tutti comprati in offerta/ricevuti gratis e scelti da liste di libri consigliati, in gran parte per un pubblico giovane.

Il libro che mi è piaciuto di più è sicuramente Rubyfruit Jungle, l’unico a target adulto, che tra momenti di ilarità ed altri piuttosto seri mi ha lasciata estremamente soddisfatta, ma ho apprezzato molto anche il 5° volume della serie di マリア様がみてる [Maria-sama ga miteru] (o “MariMite”), l’unico questo mese non a tematica queer, con le ragazze impegnate in una caccia al tesoro organizzata per san Valentino, che casualmente è caduto proprio nei giorni in cui stavo leggendo il romanzo. Sono stati interessanti anche Girl Mans Up di M-E Girard, anche se con momenti in cui i genitori della protagonista parevano più vecchi in termini di modo di pensare rispetto a quanto ambientazione ed età nella narrazione indicavano (come se l’autrice si fosse ispirata all’esperienza di qualcuno, ma di un paio di generazioni prima) e Juliet Takes a Breath, di Gabby Rivera, un romanzo di formazione che tratta di femminismo ed identità. result_1487547271699Un po’ più deludente è stato Last Seen Leaving di Caleb Roehrig, che si è lasciato leggere, ma che mi è parso comunque leggermente inferiore alla media, anche per un romanzo per ragazzi. La copertina, che mi aveva convinto a comprare il libro in primo luogo, era comunque davvero stupenda.

Per quanto riguarda gli acquisti, ho comprato 4 libri, tutti in formato ebook e a poco prezzo. Di impulso ho preso The Owl Service, di Alan Garner, che avevo visto nominare su twitter e mi aveva incuriosita, mentre ho trovato in offerta Imparerò il tuo nome di Elda Lanza, che avevo in wishlist dalla prima volta che l’avevo sentito nominare. Per il momento sto riuscendo a mantenermi sul proposito di quest’anno di meno spese sui libri.

Il mese di marzo è iniziato con Aimée & Jaguar di Erica Fisher, che ho preso in prestito in biblioteca, e dopo averlo terminato leggerò La mano sinistra delle tenebre di Ursula K. Le Guin, preso in biblioteca nella stessa occasione. Un po’ per stanchezza, un po’ per mancanza di tempo, il mese è iniziato un po’ a rilento in termini di letture, ma spero che si concluda lo stesso in modo produttivo.